La Fabbrica delle Idee, per l'Umbria e per l'Altotevere

Ispirati dalle "Fabbriche di Nichi", forse sognando di emularle in un futuro prossimo anche nell'Alta Valle del Tevere (nelle ultime settimane è nata anche la "Fabbrica di Nichi Perugia"), anche in vista dell'appuntamento elettorale del 28 e 29 marzo ma guardando decisamente oltre, abbiamo deciso di partire dal basso, dal territorio e dalle persone. La rete ormai è uno degli strumenti più importanti offerti alla democrazia e Barack Hussein Obama ha dimostrato quanto possa essere importante la partecipazione "virtuale" alla costruzione di politiche reali.

Il circolo di Sinistra Ecologia e Libertà per l'Altotevere Umbro ha deciso di usare le reti sociali, i social network, questo blog e tutti gli altri strumenti utili, non solo per informare cittadini e simpatizzanti sul nostro lavoro ma anche e soprattutto per ascoltare il territorio: l'Umbria, Città di Castello, San Giustino, Citerna, Umbertide e zone limitrofe. E' ascoltando le vostre idee, le proposte, i problemi e partire da tutto questo per elaborare il nostro/vostro programma per le prossime elezioni e per gli anni a venire.

Vi invitiamo quindi a partecipare a questa Fabbrica delle Idee, commentando questo post, sul nostro profilo Facebook (http://www.facebook.com/sel.altotevereumbro) mandando e-mails a questo indirizzo (selaltotevereumbro@gmail.com) o discutendo su Google Groups (http://groups.google.it/group/sel-altotevere-umbro-la-fabbrica-delle-idee).

Siamo in ascolto, non abbiate paura a dire la vostra!

2 commenti:

  • Accolgo l'invito e dico la mia.
    Spostarsi, muoversi quotidianamente su distanze brevi o lunghe è diventato uno dei tratti distintivi della contemporaneità. In parte è un'esigenza, per chi studia o chi lavora. In parte è soltanto un'elemento dello stile di vita indotto dall'economia dei consumi di massa e dell'obsolescenza pianificata: anche lo spazio e il tempo possono essere letti in quest'ottica di insoddisfazione permanente verso l'immobilità e il normale fluire delle distanze spazio-temporali.
    Secondo me l'abbruttimento generalizzato dello spazio, la monotonia dei colori grigi, delle direzioni rettilinee ("Monito terrorista che la retta è per chi ha fretta. Non conosce pendenze smottamenti rimonte" cantava Lindo Ferretti), della violenta presenza e dubbio proliferare di costruzioni rettangolari fa la sua parte nell'indurre alla fuga persistente dal qui ed ora; fuga che ha i caratteri di un teletrasporto, a bordo di armature metalliche, che cancellano la percezione delle distanze - fino al punto che si rimane stupiti anche di quello che si trova dietro l'angolo sulla via della propria casa! - nonchè la percezione del proprio corpo e di quelli altrui.
    Se a tutto ciò si aggiunge la mancanza di alternative alla fuga offerte dal qui ed ora - spazi di convivialità, parchi e panchine, oasi culturali, sbocchi (a volte anche mentali, oltre che fisici) verso la campagna e il bosco (quale bosco?) -, ogni mezzo è buono per procurare l'evasione, fisico/a o chimico/a.
    E' questo il mondo che vedo attorno a me, e se non è proprio questo ho davvero paura che lo stia diventando...

    (continua)

  • ...Veniamo alla mia proposta, che mira ad incidere soltanto su una parte e su alcuni aspetti dei problemi che ho esposto qui sopra.
    Bisognerebbe rendere le nostre città spazi attraversabili dall'uomo, perchè così come sono configurate oggi e continuano ad essere configurate, esse sono riservate alle nostre asettiche, egocentriche, rumorose ed inquinanti armature metalliche: per farle muovere, per far loro cambiare direzione, per parcheggiarle, per foraggiarle e lavarle. L'uomo si annichilisce al loro cospetto, si fa da loro inghiottire e schiacciare, le lucida e nutre amorevolmente, vende anni della sua vita e la sua salute per acquistare l'ultimo modello di armatura.

    Uscendo dalle metafore, ciò che propongo è semplicemente (ma forse non tanto, visto che fino ad oggi non abbiamo preso in considerazione questa ipotesi) di creare più marciapiedi e piste ciclabili: non solo più in quantità rispetto al deserto attuale ma la loro istituzionalizzazione, sullo stesso piano delle striscie d'asfalto per le armature. L'intera valle, l'intera regione deve essere attraversabile in bicicletta, dobbiamo poter andare (in sicurezza) a lavorare in bicicletta, a scuola, a fare la spesa, a prendere una birra al pub, a studiare in biblioteca, a trovare gli amici, ecc.
    A questo si affianca certamente la questione dell'intermodalità: la possibilità d'integrare il trasporto pubblico con gli altri mezzi, in primis proprio la bicicletta.
    Tra gli ostacoli che si frappongono a queste pericolose "ideologie" rivoluzionarie troviamo al primo posto quelli culturali: alle persone tutto ciò non sembra possibile, perchè nessuno ha detto loro che può essere possibile, che altrove stanno percorrendo questa strada.
    Ovviamente ripensare il modo di muoversi porta con sè una diversa concezione del tempo, e con esso della pianificazione della vita dell'uomo: gli orari del lavoro, della produzione, del consumo, dello studio, dello svago ecc.

    Ci sarebbe molto altro di cui parlare: dell'architettura, della bellezza, degli spazi di convivialità, delle oasi culturali, della connettività diffusa, ma per non appesantire troppo il commento mi fermo qui.

    Il mio invito, lo avrete capito, è volto a ripopolare - continuando a parafrasare i CSI - la densamente spopolata felicità, a restituire le nostre città ed i nostri territori agli uomini, agli animali ed alla natura.

    --
    jaskarandeep singh

Posta un commento